Pensiero serale 31-03-2025

Voglio invitarvi a meditare due brani biblici grazie alle riflessioni di padre Vanhoye. I brani sono i seguenti: 2 Re 5,1-15 (la guarigione di Naaman) e Lc 4,24-30 (l’accoglienza di Gesù a Nazaret).

«Le due letture […] ci mostrano quale deve essere il nostro atteggiamento davanti a Dio: per ricevere i suoi doni, dobbiamo riconoscere di non avere alcun diritto su di lui, e dobbiamo accettare docilmente il suo modo di agire.
Nel Vangelo, Gesù dice: “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. Perché Gesù non è accolto dai suoi? Perché essi non hanno la disponibilità ad aprirsi all’iniziativa divina. Gesù è conosciuto nel suo paese: è un uomo come gli altri; non può essere strumento di Dio; da lui non ci si può attendere nulla di straordinario. E se proprio egli è capace di operare cose straordinarie, le deve fare nel suo paese: i suoi compaesani ne hanno più diritto degli altri. Questo atteggiamento dei cittadini di Nazaret impedisce di accogliere i doni di Dio, non comprende che l’iniziativa divina è gratuita, che Dio è sovranamente libero nel suo modo di rispondere alle attese dell’uomo.
Nella storia di Naaman, a cui fa allusione Gesù nel Vangelo, Dio si rivela a uno straniero, ma prima lo conduce a cambiare il suo modo di vedere le cose. Naaman, un pagano, non pensava di avere diritti sul Dio di Israele, ma in un certo senso aveva già previsto come si sarebbe svolto il suo incontro con l’uomo di Dio. In effetti, dobbiamo anche riconoscere che egli non ha ricevuto una buona accoglienza dal profeta: quando è arrivato alla porta, il profeta non lo ha accolto personalmente, ma ha mandato qualcuno a dirgli di andare a lavarsi sette volte nel fiume Giordano. Questa non è certamente una buona accoglienza per un lebbroso venuto da un paese lontano!
Quando sente le parole del profeta, Naaman si adira, come nel Vangelo i compaesani di Gesù si adirano quando ascoltano le sue parole. Naaman aveva pensato che sarebbe avvenuto qualcosa di completamente diverso: il profeta sarebbe uscito, si sarebbe fermato per invocare il nome del Signore suo Dio, avrebbe messo la mano sulla piaga e lo avrebbe guarito. Insomma, Naaman aveva pensato a una cerimonia solenne, a gesti quasi magici per ottenere una guarigione straordinaria. Invece, il profeta gli dice semplicemente di bagnarsi, e per di più nel fiume Giordano. Non ci sono forse fiumi migliori di questo a Damasco?
Quando Naaman si era rivolto al re di Israele, questi gli aveva detto: “Sono forse Dio per dare la morte o la vita?”. Ebbene, effettivamente ora in Naaman deve morire l’uomo vecchio, perché possa rinascere quello nuovo. Cioè, egli deve abbandonare ogni certezza precedente e sottomettersi all’iniziativa divina, accettando docilmente il modo molto semplice di agire di Dio. Così avviene il miracolo, che è una specie di risurrezione: “Il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato”. Dio compie cose grandiose con mezzi semplici.
La guarigione di Naaman ci fa pensare al nostro Battesimo, che è anch’esso un’azione molto semplice. Come è possibile che, versando un po’ di acqua sulla testa di un bambino, questi diventi creatura spiritualmente nuova, un figlio di Dio? Noi spontaneamente pensiamo che Dio non possa agire così; eppure egli agisce proprio così: usa mezzi ordinari per comunicarci i suoi grandi doni.
Anche la Messa è un’azione molto semplice. Noi l’abbiamo resa un po’ più complessa, per farne risaltare il valore, ma mangiare insieme un po’ di pane di per sé è una cosa molto semplice; eppure quel pane è il corpo del Signore!
Anche nella nostra vita i gesti comuni di tutti i giorni possono diventare strumenti della grazia di Dio; e lo diventano, se li compiamo per amore verso di lui e verso i fratelli.
Chiediamo allora al Signore quella profonda docilità che ci fa aderire giorno per giorno al suo agire, con semplicità e fiducia» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 112-114).

Credo che siamo invitati a considerare alcuni aspetti molto importanti.
Dio ha un modo di agire del tutto imprevedibile; perciò è importante che noi siamo umili, docili e disponibili.
È molto bello il paragone con i sacramenti. Io penso spesso all’immenso miracolo che Dio ci dona attraverso il Sacramento della Penitenza. Poche parole pronunciate da un sacerdote permettono a un morto di risorgere alla vita divina.
Tutto questo ha bellissime conseguenze per la nostra vita quotidiana. L’azione più semplice e umile, se la compiamo con amore, nel nascondimento, ha un valore immenso agli occhi di Dio. Mi limito a segnalarvi Lc 22,1-4. Questo l’ho imparato grazie anche a s. Teresa di Lisieux.