Pensiero serale 29-03-2025

Don Fabio ci aiuta a meditare la pagina del Vangelo di questa domenica (Lc 15,1-3.11-32). «La quarta domenica di Quaresima è dedicata alla letizia ed illumina il cammino quaresimale come sentiero verso l’esultanza pasquale. La penitenza cristiana, infatti, non è un perfezionismo sterile ma un percorso verso la gioia vera.Ma da dove viene questa gioia? E cosa le si oppone?La liturgia ci dona la parabola del padre misericordioso. Si parte da un banchetto in cui Gesù viene contestato da farisei e scribi, che mormorano sulla qualità dei commensali: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”.“Ed egli disse loro questa parabola: Un uomo aveva due figli …”. La parabola è per gli scribi e i farisei. Il destinatario principale è l’ultimo personaggio, spesso trascurato nei commenti, l’unico che non arriva alla festa: il fratello maggiore. Costui nella gioia non ci sa entrare. L’immaginario collettivo è rapito dalla storia più intrigante del fratello minore, che arriverà alla festa autentica per una strada complicata, quella del fallimento. Il suo delirio di autonomia lo porterà a celebrare piacere e divertimento il più lontano possibile da suo padre – immagine dell’inganno diffuso di poter vivere veramente solo quando ci si libera da ogni autorità e si diventa despoti assoluti della propria esistenza. La triste scoperta di questo uomo è che non ci sarà gioia in quel che ci si procura con gli orgasmi carnali, ma solo autodistruzione. Ma una volta giunto al baratro inizia la sua salvezza con una frase grandiosa – che da sola meriterebbe molta riflessione – “Allora ritornò in sé”.Rientrare in sé, tornare sé stessi, riscoprire il proprio cuore, riprendere contatto con la propria sapienza. Questo uomo inizia a capire suo padre. Era andato a cercare il paradiso in paesi lontani, ma scopre che la casa del padre è il luogo più bello del mondo.Tornando troverà ancor di più di quel che pensava.Ma non sarebbe tornato se prima non si fosse frantumata la sua visione di sé e della realtà. Ora può essere felice a casa sua.Invece il fratello maggiore sta messo peggio, si è abituato a stare con suo padre da sguattero e non da figlio, rimanendo in una mentalità servile. Con la sua coerenza da schiavo, non riesce a cambiare la sua idea del padre. “Io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando”. In fondo anche lui pensa male del padre: lo percepisce padrone, non padre. E poiché si sente giusto non arriva alla crisi, non si mette in discussione.Il suo disprezzo del fratello svela l’inganno: il minore viene festeggiato ma torna dalle godurie – bella roba! Pensa che il fratello se la sia passata bene e ora gli viene fatta pure la festa! Ma che idea ha della trasgressione? Un piacere vietato. Invece si tratta di morte.Ma una volta che si fa un bella festa, perché non entrarci? Perché il totem della sua mentalità non si frantuma. La sua idea di festa sarebbe un capretto e quattro amici. Robetta.Il Signore ha molto di più da darci: tanta gente, musica, danze, un vitello grasso e soprattutto un fratello perduto da ritrovare» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 90-92).Aggiungo solo che il più bisognoso di conversione è il fratello maggiore, che non è andato via di casa e non ha commesso peccati. Questo dovrebbe aiutarci a renderci conto che non è facile capire cos’è conversione e che fare l’esame di coscienza è un’operazione molto ardua. Certamente il figlio maggiore era molto bravo ad autoassolversi se e quando esaminava la propria coscienza.